Pellegrinaggio in Piazza San Pietro
Pubblichiamo uno dei tanti articoli apparsi sui quotidiani, che "raccontano" l’esperienza del pellegrinaggio a Roma, in Piazza San Pietro, in occasione del 25° anniversario del riconoscimento della Fraternità di Comunione e Liberazione: L’Osservatore Romano 25 marzo 2007 Il fascino dell’avvenimento cristiano sulla via segnata da don Giussani Fabrizio Contessa «Angelus Domini nuntiavit Mariae». Che spettacolo, che immenso conforto è il cristianesimo. Anche se, come talvolta capita, si è toccati dal dolore, anche se si è stanchi del viaggio, anche se l’aria è gelida e gli abiti zuppi di pioggia: il cuore è caldo. Oggi in Piazza San Pietro come duemila anni fa in uno sperduto villaggio della Galilea, o come cinquanta anni fa tra gli studenti di un liceo milanese: tutto, sempre, nasce da qui, da questa imprevedibile promessa di compimento e di felicità. «Angelus Domini nuntiavit Mariae». Le ha ripetute anche oggi Benedetto XVI queste antiche parole. Una preghiera: la memoria di un avvenimento che ci raggiunge e cambia la vita. Ci trasforma non in astratto, in una vaghezza di sentimenti, per 1a persuasione di un discorso, ma Sin nel profondo dell’umanità, attraverso Maria: «Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam», dice l’invocazione tanto cara a don Giussani. E Benedetto XVI oggi lo ha ricordato: «Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa». A mezzogiorno, all’ora dell’Angelus, con la Fraternità di Comunione e Liberazione nel suo XXV anniversario del riconoscimento pontificio: ecco davanti al Papa il popolo di don Giussani, ecco i figli spirituali di quel «coraggioso» prete brianzolo, tanto esile nel fisico e dalla voce ruvida, ma instancabile trascinatore di entusiasmo e di passione. E di fedeltà. Due anni fa se ne è andato in Cielo, ma i suoi figli non sono rimasti orfani. Lo ricorda sempre don Julian Carrón, che adesso li guida, ma forse non ce n’è bisogno. Li guardi negli occhi i delfini, i giovani e quelli che ormai non lo sono più, e te ne accorgi. Nel loro sguardo ti sembra di capire che siano state dette apposta per loro le parole di quel santo padre della Chiesa: «Ora che è salito al Padre si manifesta di più». Eccolo dunque, all’ora dell’Angelus, il popolo di don Giussani con il Papa. L’istituzione e il carisma, direbbe qualcuno. Ma non è così. Questa gente e qui perché ha seguito don Giussani che non guidava a sé, ma a Cristo. Lo hanno seguito nella fedeltà alla Chiesa, nella dedizione totale alla Sua Compagnia che come una luce di speranza attraversa i secoli e la storia. Nell’obbedienza docile al Successore di Pietro, senza il quale, lo ha sottolineato don Carrón, «il cristianesimo decadrebbe in una delle tante varianti ideologiche che dominano il mondo». E il ricordo corre commosso all’incontro del 30 maggio 1998, sempre in Piazza San Pietro con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità, l’ultimo abbraccio su questa terra tra due grandi amici: Giovanni Paolo II e don Giussani. Quella «fotografia» è impressa nel cuore di tutti: il vecchio prete che si inginocchia di fronte al Papa, con la solennità e la devozione di un cavaliere d’altri tempi. Molto più d’un gesto formale: il compimento di una vita, il riconoscimento d’una esperienza per il bene della Chiesa e del mondo. Eccolo, dunque, il popolo di don Giussani. Che spettacolo, saranno almeno centomila. Invadono anche via della Conciliazione: una marea, un tappeto composto di foulard colorati e un ondeggiare di ombrelli. Ma ciò che conta non è il numero. Il cristianesimo non è il cielo che piomba sulla terra, non è un peso che occupa lo spazio degli uomini e che aggiunge un’altra preoccupazione alle fatiche di ogni giorno. Il cristianesimo, ha insegnato don Giussani, è la vibrazione del cuore. Lo ricordano i ciellini, citando Benedetto XVI, con uno strisciane steso lungo il colonnato: «Cristo non toglie nulla e dona tutto». «Nel primo chiarore del giorno, vestite di luce e silenzio, le cose si destan dal buio, com’era al principio del mondo», dice la Scrittura. La novità di Cristo, presente nella Chiesa, dona luce al mondo, rigenera ,le cose di ogni giorno. C’è più gusto anche nell’istante. E «il centuplo qui sulla terra» promesso da Gesù. E questa è la strada indicata da don Giussani. E la strada della bellezza, la Bellezza con la «B» maiuscola. E la strada inseguita dai grandi autori, dai geni che hanno segnato la storia dell’arte. La strada di Dante e Leopardi e dei grandi musicisti. Ed ecco un’altra «fotografia» conservata nel cuore di tutti. Il pensiero corre veloce ai funerali celebrati due anni fa nel Duomo di Milano dall’allora Cardinale Ratzinger. Lo ha ricordato anche questa mattina Benedetto XVI facendo riferimento proprio a questo loro «ultimo incontro». Attraverso don Giussani lo Spirito Santo ha suscitato un movimento «che testimoniasse la bellezza di essere cristiani in un’epoca in cui andava diffondendosi l’opinione che il cristianesimo fosse qualcosa di faticoso e di opprimente da vivere». E, infine, un’altra «fotografia», nell’album dei ricordi. L’udienza del 1984 con Giovanni Paolo II per il trentennale del movimento e quella consegna che segnò l’inizio di una straordinaria «stagione missionaria»: «Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo Redentore». Una consegna che è stata confermata da Benedetto XVI: «Quest’oggi, io vi invito a continuare su questa strada, con una fede profonda, personalizzata e saldamente radicata nel vivo Corpo di Cristo, la Chiesa, che garantisce la contemporaneità di Gesù con noi». Cristo nostro contemporaneo, attraverso la Sua Chiesa, attraverso l’umanità di Maria. «Angelus Domini nuntiavit Mariae».


