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La Strada

ottobre 25, 2007 Autore: ciro Categoria: Libri

Cari amici, ho letto, ma sarebbe giusto dire “scalato” come si fa con le montagne, il libro “la strada” di Cormac McCarthy, un romanzo che definirei un pugno nello stomaco per la sua crudezza, ma allo stesso tempo trasparente di bellezza dal rapporto tra i due protagonisti (un padre e un figlio) e dai loro gesti e dialoghi .

La storia si svolge in un mondo futuro prossimo, dopo alcuni anni da una catastrofe. 
Buio, freddo, pioggia, neve, cenere grigia che copre ogni cosa in una terra ostile dove un bambino e suo padre avanzano lentamente cercando tepore verso sud. 
Non c’è più nulla: né la natura, né animali, né uomini, né tanto meno cibo. I pochi sopravvissuti si evitano e si temono a vicenda. la nuova quotidianità, nel mondo agonizzante che una non ben precisata apocalisse ha lasciato in eredità ai pochi sopravvissuti, è la lotta per la sopravvivenza. 
Mentre il sole non riscalda più e un livido crepuscolo guadagna progressivamente terreno sulla luce del giorno, uno strato di cenere ricopre ogni cosa. Una strada interminabile lungo cui imperversano bande di predoni, fiancheggiata da una natura morente che fu maestosa e dalle macerie della civiltà dei consumi. Non sappiamo quale immane cataclisma abbia ridotto così la terra, probabilmente una guerra nucleare, poco importa: è il risultato che conta non la causa. 
L’autore non ci dice i nomi del bambino e del padre né ci descrive le loro fattezze (a parte la loro magrezza da campo di concentramento).Rimaniamo coinvolti, sin dalla prima riga, dai dialoghi concisi, ma carichi di significati, tra l’uomo e il bambino tra il padre e il figlio, siamo trascinati dalle brevi descrizioni di un mondo che non c’è più, un mondo ritornato alla violenza primordiale, dove la pietà verso i vecchi non esiste, dove la tenerezza verso in bambino abbandonato ti fa diventare un bersaglio, dove solo l’intensissimo sentimento d’amore tra padre e figlio sopravvive ed è proprio questo “il fuoco”, che il bambino porta con se, che gli permetterà, forse, di essere accettato da qualche altro sopravvissuto. 
Ma “il fuoco“ che portano è anche la speranza che li sostiene
Ad un certo punto si dicono”ce  la caveremo papà” si ce la caveremo “e non ci succederà niente di male” esatto.”perchè noi portiamo il fuoco” si. Perchè noi portiamo il fuoco. .la speranza si intravede attraverso la tenerezza e l’affetto dei gesti quotidiani, unici superstiti di un mondo che non c’è più. Un viaggio che dalle prime righe si svela subito come un lungo, interminabile, incubo.  
Padre e figlio che lottano, giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, per sopravvivere. Per non essere uccisi. 
Girano con un carrello del supermercato. Simbolo di una società scomparsa. Per sempre. Quasi una metafora. 
Cercando disperatamente di raggiungere il mare. Il padre, malato, che lotta anche con i fantasmi del passato, sempre più lontano e sbiadito. Il figlio che non ha avuto il tempo di conoscere il mondo com’era prima.
 Un’esistenza disperata la loro. Eppure insistono tenacemente, cercando nel più profondo della loro umanità un senso, una meta, uno scopo, per andare avanti. In alcune di quelle case si avventurano, troveranno qualcosa di ciò che cercano ma anche quel che mai avrebbero voluto vedere.
«Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?» chiede il bambino. E suo padre: «Alzarmi stamattina». Questo è il tono dell’umore, questa la verità che si guadagna uno sfogo nonostante tutte le accortezze riservate dal padre al suo bambino, così terribilmente disciplinato, pur nel terrore.
Ma proprio come nei romanzi di avventura, ogni tanto la fortuna risponde all’appello del buon senso: deve rispondere perché ai protagonisti serve carburante per proseguire nelle loro peregrinazioni e a noi serve riprendere fiato, agli uni occorrono acqua, cibo e di che coprirsi e a noi qualcosa su cui investire, se non altro la speranza di incontrare un imprevisto positivo e qualcosa che addolcisca questa durezza. le pagine in cui il figlio supplica il padre perché non abbandoni il bambino incontrato tra le macerie, o perché soccorra il disgraziato colpito dal fulmine, o perché abbia pietà del ladro che li ha appena derubati, sono affidate all’equilibrio di poche e centrate parole, dotate di una efficacia indiscutibile.
”Cosa vuoi fare?” “aiutarlo papà, voglio solo aiutarlo”. 
L’uomo si voltò a guardare la strada.
”Papà, aveva solo fame. Adesso morirà”.
”Sarebbe morto comunque”.
”Ha tanta paura, papà”. 
L’uomo si accovacciò e guardò il bambino.
”Anche io ho paura” 
Il bambino non rispose, rimase li a capo chino, scosso dai sighiozzi.
”Non tocca a te preoccuparti di tutto”. 
Il bambino disse qualcosa che l’uomo non capì.
”Cosa!!” disse l’uomo. 
Il bambino alzò gli occhi, il viso sporco e bagnato.
”Si, invece”, disse, ”Tocca a Me!”.
E mentre descrive atmosfere in cui più nulla è riconoscibile, al tempo stesso stringe l’obiettivo sull’affetto più elementare, quello tra un padre e un figlio, in cui ognuno può identificarsi e prima di tutti lo stesso autore, che non a caso ha dedicato il suo romanzo a John Francis McCarthy, il bambino avuto otto anni fa, all’età di sessantasei anni.

Bel libro, duro, crudo, a tratti insopportabile nella sua violenza e mancanza di un orizzonte di speranza, ma bellissimo nella riscoperta del padre.
Cormac McCarty ha pubblicato per Einaudi la trilogia della frontiera e altri quattro romanzi, fra i quali "Non è un paese per vecchi". 
“La strada” ha vinto il premio pulitzer 2007.

Note sull’autore
Cormac McCarthy, nato nel Rhode Island nel 1933, è cresciuto in Tennessee, dove ha frequentato l’Università, abbandonandola per ben due volte. Entrato nel ‘53 nell’Air Force, vi è rimasto per quattro anni. Attualmente vive a El Paso, in Texas, lontano dal clamore. 
McCarthy non concede interviste e non frequenta gli ambienti letterari e mondani: un uomo che non ha bisogno di amicizie mondane per essere scrittore. Tra le sue opere, tutte di grande sapienza artistica e letteraria, è giusto ricordare almeno, "Il guardiano del frutteto", "Il buio fuori", "Meridiano di sangue", "Cavalli selvaggi", "Oltre il confine" e "Città della pianura". 
"Cavalli selvaggi", ha conquistato il National Book Award.

 

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