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La realtà supera la “fantasya”

gennaio 09, 2008 Autore: ciro Categoria: Editoriali, Film

Cari amici, vorrei proporvi un riflessione: un libro che da poco ho finito di leggere (in questi giorni è nei cinema la sua versione cinematografica), e un paragone con una circostanza cho ho vissuto pochi giorni fa. 
Il libro in questione è “La bussola d’oro” di Philipp Pullman, primo capitolo della trilogia ”queste oscure materie”. E’ un racconto fantasy ambientato in un’epoca che sembra tra l’800 e i primi del 900, parte di questo mondo è identico al nostro: i continenti, gli oceani, ma qualcosa lo rende differente.
Il romanzo inizia in Europa (a Londra) e si sviluppa nel nord del mondo, in "Nordovegia" (una regione fredda e inospitale), nella città di Svalbard, dove regnano giganteschi Orsi corazzati. Oltre l’oceano c’è l’America, ma lo stato più importante si chiama Nuova Francia.
Pullman racconta la storia di una bambina, “Lyra”, dell’età di circa 10-12 anni, affidata alle cure dell’accademico rettore del Jordan College di Oxford.
Lyra passa le sue giornate tra lo scappare dagli insegnanti che tentano di educarla e lo scoprire tutti i nascondigli del college insieme ai suoi amici coetanei.
Ogni essere vivente possiede dalla nascita un "daimon", un animaletto che lo segue ovunque e rappresente l’anima della persona.
 Roger, uno degli amici di Lyra, viene rapito misteriosamente, la sua scomparsa è preceduta e seguita da molti altri rapimenti di bambini.
Le circostanze portano Lyra a ricevere dal rettore la "bussola d’oro", un’oggetto magico molto raro, in grado di rivelare sempre la verità a chi ha l’abilità di saperlo interrogare e di decifrare i vari significati dei simboli raffigurati sul quadrante.
Lyra cercherà di liberare i bambini rapiti, aiutata dalla bussola, da una compagnia di nomadi (zingari) e dalle streghe buone a cavalcioni delle loro scope volanti.
Pullman si dimostra molto abile nel rendere interessante la trama della storia e scrive in un modo affascinante, tanto da portare il lettore "dentro" il racconto e, secondo me, questo è un male, perché ribalta la realtà.
Il nemico contro cui Lyra deve combattere è la Chiesa (badate bene la vigliaccheria, Pullman non scrive mai in maniera esplicita ”Chiesa Cattolica”, o ”Papa” oppure “Chiesa di Roma”.  Lui scrive di “Chiesa di sacerdoti e di suore”, lasciando cosi il lettore da solo a tirare le conclusioni… e questa trilogia è per i ragazzi!).
E’ la Chiesa che rapisce i bambini nel mondo per farne cavie su cui fare esperimenti, e quindi uccide i bambini pur di ottenere il potere.
Lyra, in queste circostanze, non ha nessuno da seguire. Nessun adulto che sia degno di tale nome, se normalmente dovrebbero essere i genitori a introdurre i figli nel confronto con la realtà, qui invece i genitori di Lyra sono divisi e ostili l’un l’altro.
Unico personaggio moralmente integro e umano è il Re degli orsi in esilio, Lorek  Byrnison.

Il paragone che vorrei fare è con un fatto recente: alcuni amici, qualche settimana fa, hanno raccontato una testimonianza di ciò che hanno vissuto durante un viaggio in Sierra Leone, organizzato per un lavoro sulla psicologia di bambini che hanno subito traumi molto forti (i bambini soldato della Sierra Leone, rapiti alle loro famiglie dai guerriglieri, alcuni obbligati ad assistere all’uccisione dei loro genitori, trasformandoli cosi in entità astratte, senza radici, storia, legami e affetti, capaci a loro volta di diventare carnefici) .
Questo lavoro li ha portati ad incontrare, collaborare, stare a contatto e vivere, con Padre Giuseppe Berton, missionario saveriano, da 40 anni in Sierra Leone.
Hanno raccontato di come in un luogo che potremmo definire “un inferno” (la guerra è finita poco tempo fa perché non c’era più niente da distruggere, per stanchezza, più nessuno da uccidere, visto che sono diventati tutti vittime della guerra), ci possa essere speranza per un futuro migliore e, scandalosamente per noi, la felicità. Non la felicità in senso generico, ma vissuta nella presenza di Gesù Cristo nella sua Chiesa, attraverso l’umanità di Padre Berton, che ha saputo amare e dare una speranza di vita (donando la sua vita) a circa 3000 bambini altrimenti abbandonati, inserendoli in nuclei familiari organizzati da lui.
Alcune di queste cose le avevo già lette nel bel libro di Davide Rondoni proprio su Padre Berton “Quattro giorni quarant’anni”, che racconta l’esperienza vissuta in pochi giorni, da Rondoni con P. Berton.

Pullman, nella fantasia, fa uccidere bambini dalla Chiesa, nella realtà  Cristo attraverso Padre Berton li salva. Anche in questo caso la Realtà supera la fantasya, e alla GRANDE.

Voglio lasciarvi con un quesito: qualcuno sa dirmi cosa significa la citazione prima del racconto “La bussola d’oro”, tratta da “Il paradiso perduto” di John Milton, la riporto qui sotto:
"… in quel selvaggio abisso, grembo della natura e, forse, tomba, che non è mare o sponda, aria né fuoco ma lor cause pregnanti in se commiste confusamente, in una lotta eterna, se il fattor possente non costringe queste oscure materie a farsi mondi, nell’ abisso selvaggio, cauto, satana sostava all’orlo dell’inferno, e vide, e ponderò il viaggio…"

A presto

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