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Con la pixar nel cuore

aprile 02, 2008 Autore: ciro Categoria: Documenti, Film

Cari amici, vorrei oggi tentare di  raccontarvi cosa ho provato guardando il film della PIXAR,  Ratatouille.
Molti avranno già visto questo film  data la sua uscita nei cinema avvenuta l’anno scorso.
Non volendo  perdermi l’uscita di questo film  approfittai del  fatto di dover  accompagnare mio figlio per soddisfare il mio desiderio. Ero particolarmente attirato da Ratatouille anche per un mio piacere verso tutto ciò che è il gusto in cucina, come dice un amico responsabile di Papillon “dobbiamo riscoprire il gusto del mangiare e il gusto del vivere”.

Ratatouille è la storia di Remy,  topo di campagna con un dono per il gusto, i suoi coetanei mangiano ciò che trovano senza senso critico,  lui invece ricerca il gusto nell’assaporare i cibi.
Scopre nella casa di campagna di una vecchina le lezioni  in TV sul gusto e sulla cucina di Gousteau , noto chef di Parigi che guida l’omonimo ristorante, rinomatissimo. Questo incontro con Gousteau educherà il suo già prezioso dono sul gusto.
La prima cosa da dire è che  dopo aver imparato il meglio dalle lezioni di Gousteau, quando si trova ad osservare una cucina dall’alto dei tetti di Parigi e scopre che un aiutante di cucina sta combinando un pasticcio cambiando per sbaglio una minestra, la sua coscienza, apparsa sotto forma di un piccolo Gousteau fantasma lo spinge ad intervenire, arrabbiato per gli errori dello sguattero. Come dire: una volta che abbiamo scoperto una cosa bella e giusta, essa diventa un nostro punto di riferimento. La nostra esperienza in questo caso ci mette con le “spalle al muro” e non accettiamo (se non rinnegandola) di vivere la stessa esperienza in modo tiepido e con sufficienza. Dopo questo episodio nasce un’intesa tra lo sguattero Linguini, promosso cuoco e il topo Remy.
La seconda è il clou del film, ovvero la sfida che il critico Antoine Ego lancia al cuoco Linguini (guidato dal topo) a fargli provare la sua bravura in cucina. E’ da notare cosa il critico Ego ordina al cameriere che lo serve: ”cosa le posso servire?”, domanda il cameriere, Ego risponde “vorrei della prospettiva”.
Così rende esplicita una domanda che chiarisce la sua collera. Linguini e Remy hanno riportato in auge il ristorante, contraddicendo la recensione di Ego, che nella sua rubrica di alta cucina  aveva declassato a livello infimo e, non capendo come potesse essere accaduto, chiede della prospettiva, ovvero, un punto di vista.
”Qual è la direzione in cui guardi che ti ha permesso di cambiare? Chi o cosa hai incontrato che ti ha permesso di cambiare sguardo?”
Semplicemente Linguini ha incontrato Remy (un cuore e una passione per il bello e il giusto).
Dopo esser stato colpito dal gusto che il piatto preparato da Linguini gli suscita, facendogli ricordare quando, da bambino, sua mamma gli preparava le minestre, e dopo  aver scoperto la verità sul cuoco-ratto, Ego  torna a casa e scrive questo articolo:

“Per molti versi la professione del critico è facile, rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio.
Prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere ma, la triste realtà cui ci dobbiamo rassegnare, è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero, ad esempio nello scoprire e difendere il nuovo, il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni, al nuovo servono sostenitori.
Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario, di provenienza assolutamente imprevedibile, affermare che sia la cena che il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina è a dir poco riduttiva, hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere . In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto di Gousteau “chiunque può cucinare” ma ora, soltanto ora comprendo appieno ciò che egli intendesse dire.
Non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque.
È difficile immaginare origini più umili del genio che guida il ristorante Gousteau, e secondo l’opinione di chi scrive è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia .
Tornerò presto al ristorante Gousteau di cui non sarò mai sazio”

Appunto anche noi come Ego abbiamo bisogno  della bontà e della bellezza, di cui non saremo mai sazi.

P.S. Un solo accenno al trailers di W.A.L.L.  E ,  il film Pixar che uscirà in agosto, è la storia di un robot incaricato di ripulire  la terra, piena di spazzatura, lasciata  dal genere umano prima di abbandonare il pianeta – già questo è secondo me profetico vedendo cosa è accaduto in Campania, pensando che i film in computer grafica vengono programmati almeno cinque anni prima -
ora la scena è questa, il robot sta pulendo il pianeta come è il suo compito, intanto scorrono sottotitoli che spiegano il suo compito sino all’ultimo quando  "scoprì il senso della sua esistenza", mentre lavora guarda il cielo nuvoloso che si apre, facendo vedere il cielo stellato, a questo punto si vede il robot che esclama un grande “ooooooh” di stupore e si vede il riflesso delle stelle (l’infinito) nei suoi occhi di robot.
Cosa dire se non di avere la pixar nel cuore?

 

Un commento to “Con la pixar nel cuore”


  1. mi scrive:

    grazie Ciro, non ho ancora visto il film ma, dopo aver letto la tua bellissima recensione, oltre alla mia passione per la cucina, ora ho un motivo in più per guardarlo!
    ciao
    mi



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