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Appunti incontro con Padre Berton

dicembre 22, 2008 Autore: ELENA Categoria: Documenti

Pubblichiamo gli appunti sintetici della serata del 2 dicembre al Teatro comunale di Ventimiglia, preparati dall’amica Elena:

“Non ho potuto assistere all’incontro con padre Berton, ma ascoltando la registrazione mi sono trovata disarmata davanti ad un uomo che ha una tale certezza nel bene che c’è in ogni cuore umano, che con fatica pazienza e un gran coraggio questo bene è andato a scovarlo anche nei criminali della Sierra Leone: “La faccia Dio é in colui che hai di fronte, anche se è cattivo. “

Ecco un breve estratto di una serata irriducibile a qualunque schema:

Dott. Ravera: Padre Berton ha vissuto la guerra, ma addolcisce sempre tutto come vedrete, ha speranza, ma di quale uomo si può avere speranza se si ha visto quello che lui ha visto ?

Padre Berton: In Sierra Leone, nel mio ufficio, c’è una frase del Papa Benedetto all’ONU: “ Senza Cristo non ci sono i diritti umani.” Allora quale uomo? Nell’uomo, anche nel più cattivo c’è un pochino di bontà. Un giorno sono andato a trovare il capo dei ribelli, quello che sgozzava la gente. E’ stata una esperienza indescrivibile. Portavo la veste cosi vedevano che ero un missionario e poi c’è un certo rispetto per l’anzianità. Sono entrato nell’ufficio e ho detto che volevo parlare con il capo da solo. Mi sono messo a ridere, quando fate ridere una persona l’avete già conquistata! Gli ho detto che era un criminale perchè faceva fare il soldato ai ragazzi. Gli ho detto che dopo la guerra sarebbe stato bene dire che lui aveva fatto qualcosa di buono. Abbiamo fatto una lista di 93 ragazzi, non ancora formati a fare i soldati. Avevo trovato la parte buona.” La settimana dopo mi sono arrivati ancora 12 ragazzi soldato. Bisogna sempre cercare il lato buono. Quando ero prigioniero mi hanno detto: “ma non hai paura tu?”, ho risposto: “no perché sei cattivo tu?” e lui: “ No”, e allora perchè devo avere paura se tu non sei cattivo?

Noi ci diciamo cristiani ma ci chiediamo qual’è la differenza fra il cristiano e un altro uomo? E nel modo in cui il cristiano vede l’altro. La faccia Dio è in colui che hai di fronte, anche se è cattivo.

Dott. Ravera: Anche nella poverissima Sierra Leone c’è grande diffusione dei cellulari, è uno status symbol. Che contrasto con la povertà, vorrei una riflessione sulla transizione dal passato tribale alla nazione, che è il problema di tutta l’Africa e di tutto il terzo mondo. Che cosa succede in Sierra Leone in Africa in questo passaggio?

Padre Berton: E una domanda che dovrei fare io a te. Comunque racconto un fatto. Un missionario musulmano è venuto a chiedermi come sono i miei cristiani. Sono 1/3 musulmani 1/3 animisti e 1/3 cristiani e me li tengo tutti così. Bisogna avere pazienza, sono in una transizione molto difficile. C’era un ragazzino in carrozzella, ce lo hanno portato tirandolo fuori dalla spazzatura, è poliomelitico e autistico, ma mi riconosce quando vado a trovarlo, era stato buttato via. Era stato 8 anni circa con la mamma che lo aveva fatto crescere. Perchè è stato buttato via? C’è la convinzione che i ragazzi cosi siano figli del diavolo e quella mamma si è trovata in difficoltà. Ma l’ha lasciato intelligentemente sulla strada tra la casa delle suore e la nostra. E’ un fattore culturale che dovrà cambiare. Ma come cambiare? A che ritmo? Posso pregare con il messale e il breviario, posso chiedere che mi vengano mandati aiuti, ecco cosa posso fare. Non ci può essere educazione se non c’è affettività. Questi bambini hanno visto troppi rigetti, li c’è la famiglia estesa, se papà muore lo zio più anziano si occupa di tutto. Ma come fanno a creare un ponte di affettività con tutte queste persone? I bambini sono diventati adulti troppo in fretta.

Dott. Ravera: ci hanno portato un bambino che dicevano essere aggressivo. Aveva una grossa cicatrice per una operazione dovuta al tifo e la madre allora ha pensato di staccarsi ancora di più da lui. Abbiamo visto tante situazioni cosi. Il concetto di infanzia sembra superfluo. E un problema tragico, c’è uno spazio di cambiamento in questa cultura?

Padre Berton: il problema va anche oltre. Prendiamo la medicina, loro la apprezzano, pero c’è un problema fondamentale, medicina non vuol dire un prodotto per ogni malattia, per loro c’è qualcosa di magico. Vengono a chiedermi la medicina, io spiego che non posso mettere l’olio al posto della benzina nel motore. C’è una mentalità da cambiare. Inoltre loro si proteggono con la medicina locale, fatta di erbe. E’ un sostegno morale, dato da persone in cui credono. La medicina per loro non è scientificamente curativa, pensano che non serva. Non c’è una ricerca seria sull’AIDS, non vogliono creare allarmismo così non seguono correttamente i fatti. C’è l’ospedale di Emergency, i medici sono bianchi, ma loro non vogliono andarci, loro vogliono che i parenti stiano vicini, magari dormono sotto il letto ma sono vicini. La situazione è molto complessa è una transizione molto delicata. Fonte di progresso e causa di regresso sono loro, non noi, possiamo aiutarli ma non sostituirci a loro, dobbiamo accompagnarli. Il passo è lento, pazienza. Un giorno hanno presentato a un africano una protesi puramente estetica e lui dice : “ma devo portarmela sempre in giro?”. Loro accettano, nella sofferenza hanno una felicità che noi non abbiamo.

Dott. Ravera: perchè i bambini soldato?

Padre Berton: me l’ha detto il capo dei ribelli che i ragazzi combattono meglio, costano niente, non hanno famiglia a cui pensare, perchè non hanno più famiglia. Loro acquistano potere all’interno del gruppo, c’è il tenente, il caporale. Un giorno dovevo portare un nigeriano a centinaia di chilometri, sua moglie doveva partorire. Doveva passare troppi posti di blocco. Ci ha aiutato un ragazzo soldato. Loro discutono di armi come i nostri ragazzi parlano dei giocattoli. Sul campo sanno sparare, uccidono e poi restano squilibrati per la vita. Non possono gestire la situazione. Un ragazzo che aveva ucciso sapeva di aver fatto male ma non si sentiva completamente colpevole. Questi ragazzi hanno tutto un loro modo di vivere, sono rifiutati dai loro villaggi, sono manipolati, sradicati e fanno famiglia tra i ribelli.

Dott. Ravera: noi abbiamo fatto uno studio sugli ex-bambini soldato, sul modo in cui loro vedono e leggono le emozioni. Sulle ricerche fatte su 37 bambini soldato abbiamo potuto vedere che la maggior parte di questi non riconoscono la felicità, attribuiscono tutto, tranne il sorriso, alla rabbia, allo spavento, alla tristezza. Entrano nella vita con questo trauma che ti impedisce di leggere la socialità, sono come nomadi senza affetti senza legami sociali. Il problema del perdono è ancora vivo o ormai dimenticato?

Padre Berton: c’è il tribunale dei crimini di guerra, c’è anche il comitato per riconoscere le proprie colpe e perdonarsi. I soldi sono stati spesi e non ne sono rimasti per il comitato della riconciliazione. La gente non accettava che venissero dei soldi da fuori, la gente sa perdonare, convivere. L’attendente di ribelli, un ragazzino armato di 10 anni, è rimasto con me sei anni, ha saputo accogliere come sorella una bimba figlia di chi gli aveva distrutto la sua famiglia. La guerra è stata una lite in famiglia, bisogna sapersi perdonare. Una volta ho chiesto loro: “perchè non vi parlate?” Mi hanno risposto:” perchè è stata una lite in famiglia, c’è bisogno di tempo per la riconciliazione.” La visione occidentale va avanti con la giustizia la loro con la riconciliazione.

Dott. Ravera: in Sierra Leone mi raccontava un padre che in una piccola missione vedeva le donne fare molta fatica a grattare i tuberi, allora lui ha importato dei motori per grattuggiare i tuberi, un successo incredibile, tanto che sono andati tutti i capi villaggio per convertirsi. Non ho potuto chiederlo a lui, lo chiedo a padre Berton: ma che senso hanno queste conversioni?

Padre Berton: si vuole appartenere o ai musulmani o ai cristiani, alcuni sono animisti. L’animista è chiamato più o meno non credente, in modo dispregiativo, queste aree cercano una identità culturale, religiosa, perchè tutta la popolazione è molto religiosa. Il fattore religioso è molto significativo. C’è anche la religione nativa ma sono visti come i grandi stregoni. Non è una questione di fede ma di appartenenza sociale. Quello è il primo passo, poi si può arrivare alla conversione. Per loro è molto difficile essere cristiani già dal punto di vista sociale perchè c’è la poligamia, non si può imporre la religione contro l’amore. Dico loro: “saranno battezzati i vostri figli, voi farete il battesimo di desiderio, lasciate a Dio trovare una soluzione.”

Dott. Ravera: c’è da noi una forte concentrazione sull’individuo, la sua psiche, in Africa c’è molto fatalismo, cosa succede al mondo? Qui si scava dentro di se e non ci si preoccupa perchè il mondo va in malora, ma dove andiamo?

Padre Berton: siamo nelle mani di Dio, vada come vada, ma siamo nelle mani di Dio. La “Spe Salvi” è una cosa meravigliosa, il Papa dice: la speranza è una virtu teologale, ce la dà Dio, la speranza è semplicemente la nostra certezza nel presente di essere nelle buone mani di un Padre che ci vuole bene. Noi vorremmo risolvere tutto, no, ci vuole la tranquillità, non la passività, il fatalismo, ma quella che dice: c’è un mistero che si è incarnato, ha camminato con noi e ci vuole bene. Possono fare quello che vogliono, i terroristi, mica i terroristi, ma non vorrete mica che Dio si faccia fregare da loro no?

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