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L’eleganza del riccio, la bellezza delle domande

febbraio 02, 2009 Autore: ciro Categoria: Editoriali, Libri

Cari amici, da qualche tempo ho terminato la lettura di un libro, secondo me, interessante e piacevole, il libro in questione è “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery.

Interessante perchè le protagoniste si misurano con domande profondamente umane, “per cosa vale la pena vivere? Esiste una bellezza tale da tirarci fuori da noi stessi? E se esiste, saremo in grado di coglierla? Ha senso l’esistenza?”
Domande ineludibili per chiunque.
Piacevole e a tratti esilarante perchè il modo di trattare tali temi potrebbe essere per molti versi pesante e scontato, invece no, risulta di così facile e piacevole lettura da non rendersi conto del tempo che passa, più volte mi sono ritrovato attonito osservando l’orologio della cucina che segnava l’una di notte.
E’ la storia di Renèe (la portinaia) e Paloma (l’adolescente che vive nel palazzo dove Renèe lavora).
Ecco come si presenta Renèe:


“Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l’alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante. Vivo sola con il mio gatto, un micione pigro che, come unica particolarità degna di nota, quando si indispettisce ha le zampe puzzolenti. Né lui nè io facciamo molti sforzi per integrarci nella cerchia dei nostri simili. Siccome, pur essendo sempre educata, raramente sono gentile, non mi amano; tuttavia mi tollerano perché corrispondo fedelmente al paradigma della portinaia forgiato dal comune sentire. Di conseguenza, rappresento uno dei molteplici ingranaggi che permettono il funzionamento di quella grande illusione universale secondo cui la vita ha un senso facile da decifrare. E se da qualche parte sta scritto che le portinaie sono vecchie, brutte e bisbetiche, così, sullo stesso firmamento imbecille, è solennemente inciso a lettere di fuoco che le suddette portinaie hanno gattoni accidiosi che sonnecchiano tutto il giorno su cuscini rivestiti di federe fatte all’uncinetto.

Reneè si è costruita una falsa identità che coincide con quello che i suoi inquilini vogliono vedere.
Questo non le impedisce di cogliere tutta una serie di particolarità grottesche della società borghese intellettuale di sinistra che le è data di osservare e di darne un giudizio acuto.

Paloma, ragazzina intelligentissima si dimostra giudice tagliente e cinica osservatrice (come può esserlo un adolescente che riflette sul mondo, con l’arroganza della giovinezza) dell’ambiente familiare e condominiale dove vive , dove le persone vivono senza senso e gusto e a cui lei è totalmente avversa. Anche lei come Reneè nasconde il dono ricevuto, ricerca la bellezza, il senso delle cose per cui valga la pena vivere. A questo proposito redige due diari in cui si segna le cose che la colpiscono.
Il primo è il diario dei pensieri profondi, il secondo e quello della bellezza fisica , estetica, che lei chiama, il diario dei movimenti del mondo.
Ecco cosa dice di se nel diario dei pensieri profondi.

Pensiero profondo n° 1 “Sogni le stelle, nella boccia dei pesci rossi finisci”
…A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare. Per i più intelligenti diventa perfino una religione: ah, spregevole vacuità dell’esistenza borghese! Alcuni cinici di questo tipo cenano alla tavola di papà: «Cosa ne è stato dei nostri sogni di gioventù?» si domandano con aria disincantata e soddisfatta. «Sono volati via, e la vita è proprio bastarda». Non sopporto questa finta lucidità dell’età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere.
La mia famiglia frequenta tutte persone che hanno seguito lo stesso percorso: una gioventù passata a cercare di mettere a frutto la propria intelligenza, a spremere come un limone i propri studi e ad assicurarsi una posizione al vertice, e poi tutta una vita a chiedersi sbalorditi perché tali speranze siano sfociate in un’esistenza così vana. La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia. Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda… Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca, e di conseguenza mia sorella e io siamo virtualmente ricche. Mio padre è un deputato con un passato da ministro e finirà senz’altro presidente della camera a svuotare la cantina dell’Hotel de Lassay. la sua futura residenza. Mia madre… Beh, mia madre non è proprio una cima, però è istruita. Ha un dottorato in lettere. Scrive gli inviti a cena senza errori e non la smette di scocciare con i suoi riferimenti letterari.
Nonostante ciò, nonostante tutta questa fortuna e tutta questa ricchezza, da molto tempo so che la meta finale è la boccia dei pesci. Come faccio a saperlo? Si da il caso che io sia molto intelligente. Di un’intelligenza addirittura eccezionale. Già rispetto ai ragazzi della mia età c’è un abisso. Siccome però non mi va di farmi notare, e siccome nelle famiglie dove l’intelligenza è un valore supremo una bambina superdotata non avrebbe mai pace, a scuola cerco di ridurre le mie prestazioni, ma anche facendo così sono sempre la prima della classe. Verrebbe da pensare che sia facile simulare un’intelligenza media quando, a dodici anni come me, si è allo stesso livello di una normalista. Beh, niente affatto! Bisogna darsi da fare per sembrare più stupidi. Però per certi versi questo mi permette di non annoiarmi a morte…: Anche paragonata agli adulti sono molto più furba della maggior parte di loro. E’ così. Non ne vado particolarmente fiera perché non è merito mio. Ma una cosa è certa, nella boccia io non ci vado. E’ una decisione ben ponderata. Anche per una persona come me, così intelligente, così portata per lo studio, così diversa dagli altri e così superiore ai più, la vita è già perfettamente prestabilita, e viene quasi da piangere, a quanto pare nessuno ha pensato che, se l’esistenza è assurda, una brillante riuscita non vale più di un fallimento. È solo più piacevole. Anzi, nemmeno, credo che essere coscienti renda il successo amaro, mentre la mediocrità spera sempre in qualche cosa.
E così ho preso una decisione. Presto lascerò l’infanzia e, nonostante sia certa che la vita è una farsa, non credo di poter resistere fino alla fine. In fondo siamo programmati per credere a ciò che non esiste, perché siamo esseri viventi e non vogliamo soffrire. Allora cerchiamo con tutte le forze di convincerci che esistono cose per cui vale la pena vivere e che per questo la vita ha un senso. Pur essendo molto intelligente, non so quanto tempo ancora potrò lottare contro questa tendenza biologica. Quando entrerò anch’io nella corsa degli adulti, sarò ancora in grado di affrontare la percezione dell’assurdo? Non credo. Per questo ho preso una decisione: alla fine dell’anno scolastico, il giorno dei miei tredici anni, il 16 giugno prossimo, mi suicido. Attenzione, non intendo fare niente di spettacolare, come se fosse un atto di coraggio o di sfida. Tanto più che mi conviene che nessuno sospetti nulla. Gli adulti hanno un rapporto isterico con la morte, fanno un sacco di storie…

E questo è l’inizio del diario dei movimenti del mondo
Un pensiero profondo ogni tanto è un’ottima cosa, ma non credo che basti. Insomma, voglio dire, ho intenzione di suicidarmi e di dare fuoco alla casa tra qualche mese, quindi ovviamente non posso fingere di avere molto tempo, e devo fare qualcosa di rilevante in quel poco che mi rimane. E poi, soprattutto, mi sono lanciata una piccola sfida, per suicidarsi bisogna essere convinti di quello che si fa, e non si può bruciare un appartamento per sport. Quindi, se in questo mondo c’è qualcosa per cui vale la pena vivere, non me la devo perdere una volta morti è troppo tardi per i rimpianti, e morire per uno sbaglio è davvero troppo stupido.
Certo, ci sono i pensieri profondi, è vero. Ma nei pensieri profondi tutto sommato recito la parte di me stessa, quella dell’intellettuale (che prende in giro gli altri intellettuali), o sbaglio? Non è sempre edificante, ma di grande svago. Allora mi sono detta che dovevo compensare il lato “gloria della mente” con un altro diario che parlasse del corpo o delle cose. Non PIÙ i pensieri profondi dello spirito, ma i capolavori della materia. Qualcosa di incarnato, di tangibile. Ma anche di bello ed estetico. Tolti l’amore,l’amicizia e la bellezza dell’Arte, non c’è molto altro di cui la vita umana si possa nutrire. Sono ancora troppo giovane per ambire veramente all’amore e all’amicizia. Ma l’Arte… se avessi dovuto vivere, per me sarebbe stata tutto. Insomma, quando dico Arte bisogna intenderci: non parlo dei capolavori dei maestri. Nemmeno Vermeer mi fa amare la vita. È sublime, ma è morto. No, io penso alla bellezza nel mondo, a ciò che può elevarci nel flusso della vita. Quindi il diario del movimento del mondo sarà dedicato al moto delle persone, dei corpi, oppure, se proprio non c’è niente d’interessante, a quello degli oggetti, per trovare qualcosa che sia abbastanza estetico da dare valore all’esistenza. Grazia, bellezza, armonia, intensità. Se le scopro, allora forse dovrò riconsiderare le varie opzioni: se, in mancanza di una bella idea per la mente, trovo un bel movimento di corpi, allora forse penserò che la vita vale la pena di essere vissuta.

Sia Reneè che Paloma saranno obbligate ad uscire dal loro “guscio” grazie ad un avvenimento imprevisto che le farà incontrare.
Questo libro , uscito in francia nel 2007 ha venduto centinaia di migliaia di copie senza essere sostenuto da una campagna pubblicitaria ma solo con il passaparola, è diventato il caso letterario del 2007. I commenti dei lettori sono contrastanti, si dividono, da una parte in chi lo ama e dall’altra in chi non capisce quale può essere l’attrattiva del romanzo. Io credo che queste due cose dimostrino che:

1° La grande vendita del romanzo non prevista, indica che certe domande siano sempre in noi, a cui l’uomo è sempre alla ricerca di una risposta
2° I commenti negativi indicano un modo usuale a molti di non affrontare le suddette domande, negandole, la critica presente nel libro mette a nudo il nostro modo dissoluto di vivere e affrontare le cose, ed in questo caso è da contrastare e negare.

Se vi ho incuriosito: buona lettura!

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