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Wall-e, l’attesa e il sogno di un cortocircuito

febbraio 09, 2009 Autore: ciro Categoria: Editoriali

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Cari amici, da quando è uscito l’ultimo film della Pixar ho avuto il desiderio di parlarvi della bellezza che, da sempre, i disegnatori americani riescono a trasmettere. Solo ora però mi sono deciso, perchè questa storia a cartoni animati può aiutarci a comprendere quello che accade ai giorni nostri.

Incominciamo dall’inizio, WALL-E. è una unità robotizzata tra le tante, il cui compito è quello di ripulire il nostro pianeta dall’immondizia prodotta dall’umanità.
Qui sottolineo un primo punto: l’umanità descritta è un’umanità che invece di vivere si accontenta di sopravvivere, perchè ha perso quello che rende l’uomo uomo, la libertà “il prendere l’iniziativa”.
Nel film è ben rappresentato da uomini in un eterno viaggio di vacanza, come una crociera, ma una vacanza “da se stessi”, quasi un assenza.
Questi uomini non sembrano uomini, ma neonati cresciuti troppo, mangiano in continuazione stimolati a consumare dalla pubblicità e dalla noia.
Non sono più in grado di camminare tanto sono appesantiti e grassi.
Nel film questo viene spiegato come un effetto prolungato della scarsa gravità, io credo sia invece un accenno alla possibilità per tutti di non prendere posizione di fronte alle questioni, e di non usare la libertà, lasciando che altri decidano per loro (nel film “auto il computer”) sollevandoli dall’ansia che il prendere decisioni e il rischio di prenderle gli fa provare.
Ogni uomo ha una sdraio-lettino che, trasportandolo, gli evita la fatica di alzarsi. Davanti agli occhi ha una specie di televisore, attraverso il quale vede spot pubblicitari e si tiene in contatto con gli altri uomini anche se questi sono accanto a lui.
Incapaci di iniziativa e incapaci di muoversi e camminare, quindi bloccati, come a volte anche noi lo siamo.
Senza fare troppo il “filosofo” mi sembra che questo sia il rischio che corriamo tutti se non accettiamo la sfida e le provocazioni che la VITA di tutti i giorni ci lancia.
Torniamo a Wall-e, unico robot superstite rimasto sulla terra dopo 700 anni di lavoro. Colpisce subito la senswazione che lui attenda qualcosa, cerchi e si lasci attrarre da ciò che il suo lavoro lo porta ad incontrare: oggetti e cose che stimolano la sua curiosità tanto da farne un intera collezione, segni di una umanità che non c’è più ma che lo attirano. Queste caratteristiche lo rendono unico.
Finalmente l’attesa finisce con l’essere esaudita con l’arrivo di EVE, walleeverobot tecnologicamente superiore, ma con un pessimo carattere! Un paio di volte Wall-e rischierà di farsi disintegrare dall’arma che EVE porta con se, ma Wall-e non si darà per vinto e cercherà in tutti i modi di fare amicizia.
In un primo tempo EVE si attiene al compito che gli è stato affidato: cercare un segno di vita vegetale che permetta al genere umano di fare ritorno sulla terra.
Bellissima è la scena in cui i due robot, dopo aver fatto amicizia, danzano nello spazio e Wall-e aiuta EVE a ritrovare la pianta che era stata nascosta da “Auto” (il cattivo computer della nave Axiom), e per questo guadagnerà il primo bacio elettronico di EVE.
Ma, ad un certo punto, Walle dovrà rischiare se stesso (la sua vita) per salvare EVE dal cattivissimo computer.

“Ricordate la legge della vita, il dono di sé? “… in verità vi dico: se il chicco di grano caduto a terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde, chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna…”
L’esistenza umana si snoda in un servizio al mondo, l’uomo completa se stesso dandosi via, sacrificandosi: “… Forse che fine della vita è vivere? Forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra? Non vivere, ma morire (…) e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!(…) Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data? L’esistenza umana è un consumarsi “per” qualcosa… è soltanto se uno vede che quanto più ama , tanto più è se stesso, che la vita è dono di sè e che in questo darsi non si perde, ma si guadagna, si intuisce questo quando, in un rapporto amoroso, il darsi ad un tu è pienezza del proprio io. Chiunque abbia amato lo capisce.
(Esercizi della fraternità 2008. “Cristo mi trae tutto tanto è bello”).

Una nota per il cattivissimo computer dell’astronave axiom,”Auto”. I disegnatori hanno voluto rappresentarlo, con ragione, simile ad un altro cattivissimo dalla voce suadente, AL9000 di ”2001 odissea nello spazio” di Kubric.

Wall-e, per amore di EVE, arriverà a darsi totalmente per lei e per far tornare gli uomini sulla terra.
In questo sacrificio perderà tutta la memoria di quello che ha vissuto e l’unicità che l’esperienza vissuta gli ha donato (lottando gli verrà bruciato l’hardware dove è conservata la memoria).
Mi e sembrata una provocazione sottile ma “bella tosta”, specialmente di fronte ai fatti che accadono attorno a noi in questi giorni.
Come un malato di Altzaimer, anziano o giovane che sia, come una “Eluana elettronica”, ma anche come chi si trova davanti ad una vita (la propria o altrui) che prende una forma non immaginata, inattesa, che non è più quella che era, è un altra cosa, ma che ancora è!
Una cosa che stride e lotta con la nostra memoria di lei e le attese che noi avevamo e magari abbiamo ancora su di lei, e che ci chiede: quale è il valore della vita, di questa vita? Da cosa è determinato questo valore? Da che cosa ci aspettiamo che la nostra vita guadagni questo valore?

EVE tenterà tutto il possibile per riparare Wall-e e farlo tornare come era, non si abbatterà, ricambierà il dono della vita che ha ricevuto. Una scintilla d’amore romperà questa barriera, dando al film un finale che apre alla possibilità di un lieto fine.
Wall-e mi ricorda molto un altro robot di un film che vidi tanti anni fa e che da tanto non vedo, si chiamava N°5 nel film “Cortocircuito” per alcuni versi somiglianti nelle forme, condividono lo stesso finale (anche lui per combattere i cattivi del caso, perde la memoria).
Nella sua storia, N°5, si può dire che nasca da un imprevisto, da un cortocircuito, che lo rende cosciente , in Wall-e non c’è un “cortocircuito elettrico” che lo renda cosciente ed emotivo, questo fatto è provocato dal lasciarsi tentare dalla sorpresa, dallo stupore e la curiosità di capire quello che trova girando tra i rifiuti, generando in lui un “cortocircuito positivo” che rompe l’abitudine delle solite cose e che coinvolgerà EVE quando darà se stesso per lei.
Per questo anche noi speriamo e sogniamo un “cortocircuito”, che, come un imprevisto, ci faccia aprire gli occhi e ci faccia guardare più in là.
Ciao e a presto “ciro”

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