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Le galassie nell’album di famiglia

novembre 20, 2009 Autore: ELENA Categoria: Editoriali

immagine in campo profondo presa da hubble space telescope detta "immagine dell'album di famiglia"

Venerdì 6 novembre si è svolto il primo incontro del ciclo: “L’avventura della ragione nella conoscenza”. Una Chiesa Anglicana gremita di gente ha accolto i due oratori: il prof. Piero Benvenuti, ordinario di astrofisica all’università di Padova e la dottoressa Chiara Ferrari, astronoma all’osservatorio della Costa Azzurra.
Tema della serata: “Lo sguardo dell’uomo verso il cielo da Galileo ad oggi”.


Il rapporto uomo-cielo ha suscitato da sempre le domande sul senso della vita, come ci ricordano i versi del salmo VIII, e un invito ci è stato subito rivolto da Piero Benvenuti ad alzare gli occhi al cielo per fare esperienza della bellezza e delle domande che suscita in noi, e insieme ad esso una provocazione a non accontentarci del sapere che circola sulla rete.
In una settimana di osservazioni, Galileo, con la straordinaria scoperta di oggetti che ruotano intorno ad un altro pianeta ha scardinato la posizione sicura della terra al centro del cosmo. Da allora, la sete di sapere non è mai cessata e strumenti sofisticati ci forniscono oggi immagini straordinarie dagli angoli più remoti dell’Universo.
Mi ha commosso l’immagine del campo profondo di galassie commentata come: “immagine dell’album di famiglia”, già perché sono occorsi miliardi di anni affinché una prima generazione di stelle, vere fucine di elementi chimici, producessero gli atomi di ferro… che scorrono nel nostro sangue. Tra le immagini stupefacenti è stata mostrata anche la “foto” dell’universo giovane,
300000 anni “appena” dopo il Big Bang. Per un attimo ci è parso di avere un quadro completo dell’universo e della sua storia.
E’ stato solo un attimo, perché nella diapositiva successiva, ci veniva mostrato che conosciamo solo una piccola frazione del contenuto di materia ed energia del cosmo. Questa dichiarazione
può averci lasciato smarriti, come doveva essere successo di fronte alla novità della scoperta dei satelliti intorno a Giove, oggetti ignoti e inattesi.
Ho colto nelle parole di Piero Benvenuti non lo smarrimento ma lo sguardo di chi, cogliendo la portata dell’invito del Papa ad “allargare la ragione”, scorge nella realtà la presenza del mistero.
E’ apparso chiaro infatti, che non è una questione di tempo o di progresso tecnologico che ci tiene lontani da una conoscenza esaustiva della realtà fisica e che perciò conoscenza e mistero non sono antagonisti, anzi una conoscenza sempre più dettagliata amplifica il mistero che la realtà veicola.
Nell’intervento di Chiara Ferrari è emersa la difficoltà, nell’affrontare le tecniche complesse che le moderne osservazioni implicano, a recuperare quel rapporto con il cielo che aveva sicuramente l’astronomo che poteva mettere il proprio occhio dietro lo strumento di osservazione. Tecniche X, osservazioni radio e anche osservazioni ottiche, dove l’occhio è sostituito dai moderni collettori di luce, ci permettono una visione del cielo che ci circonda impensabile fino a una cinquantina di anni fa. Lo stesso ammasso di galassie, visto con l’occhio “multicolore”, capace cioè, attraverso gli strumenti, di osservare fenomeni diversi, ci ha lasciato stupiti di fronte a tanta complessità.
Ma c’è una sfida la cui importanza traspariva nell’emozione di Chiara Ferrari. In quell’ emozione ho intuito quanto sia necessario mettere a tema il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, i nostri desideri e la nostra esperienza. Quel desiderio che ci muove alla ricerca della verità e la necessità di non svolgere questa ricerca da soli, chiede ad ognuno di noi un coinvolgimento totale.

Elena Notari Lega

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