Giovedì 9 marzo, nella sala dell’ex chiesa anglicana di Bordighera (Im), si è svolto l’incontro di presentazione del libro Il Rischio educativo di Luigi Giussani.
Moltissimi (oltre 150) i presenti all’appuntamento che è anche la prima tappa del corso di aggiornamento per insegnanti, dal titolo “Educazione: introduzione alla realtà totale”.
Dopo un breve saluto, il sindaco di Bordighera, dott. Giovanni Bosio, già firmatario dell’appello sull’educazione, ha ringraziato il centro culturale Mons.Tommaso Reggio per il lavoro su un tema così importante che coinvolge tutti.
Ai relatori è stato chiesto di raccontare, in base alla loro esperienza, quale impatto hanno avuto dall’incontro con il libro di Giussani.
Il prof. Corsaro, dirigente scolastico della scuola media statale Biancheri-Cavour di Ventimiglia, ha ringraziato per l’opportunità offertagli, i primo luogo perché solitamente non ama parlare in pubblico, secondariamente perché è stato in qualche modo costretto a riprendere in mano argomenti che volutamente da anni aveva scelto di non affrontare.
Con serietà davanti al libro ha lanciato qualche provocazione: la realtà ora è cambiata rispetto al contesto nel quale scrive don Giussani. Innanzitutto quale tradizione dobbiamo considerare? Su questo occorre avere il coraggio di fare una scelta.
Se l’educazione è introduzione alla realtà totale, allora la realtà totale è l’incarnazione, Dio nelle cose e nella tradizione
“A mio parere” – afferma il professore- “educare è far crescere, far capire all’educando la presenza di Dio”., in un rapporto di parità, secondo un amore, o meglio un affetto (mi sta a cuore), dove fondamentale è l’esempio.
Sulla questione del dialogo, ha espresso qualche perplessità: “Questa presunzione di essere portatori di verità, nel confronto con altri, può portare al conflitto. Occorre arrivare ad un punto di incontro”.
Il prof. Perotto,insegnante di religione al Liceo Aprosio di Ventimiglia, raccoglie gli spunti dicendo come sia chiaro il fatto che il contesto oggi è cambiato (altrimenti si rischia di vivere con il rimpianto dei tempi passati), ma è proprio questa la sfida che abbiamo davanti.
Infatti il riferimento alla realtà totale, alla realtà tutta, non frammentata, è fondamentale.
Oggi la dimensione che sta venendo meno è lo spirito critico, occorre educare a porre problemi e questo è un rischio, noi tendiamo a confonde educazione con istruzione.
Educare alla scelta, a leggere i segni dei tempi, tenendo salda la centralità della persona, l’ identità specifica di ognuno. Qui sta la possibilità di dialogo come rapporto tra due persone. “ Mi preme sottolineare che il rapporto paritario è rischioso, i ragazzi hanno bisogno di asimmetria, di una proposta forte e chiara.”
Infatti don Giussani parla della “genialità della famiglia”, affermare la tradizione va contro la frammentazione e la spontaneità educativa.
La proposta è la proposta di una persona, quella di Cristo, il maestro che si è definito via, verità e vita. Ciò non può inficiare il dialogo, anzi ne è la possibilità.
Il libro è un metodo di lavoro: proporre questa sfida uomo-Dio.
Ed è per tutti, l’elemento vincente è la scoperta del Mistero, partendo dalla ragione, come esigenza di infinito (riprendendo il titolo del prossimo meeting di Rimini). La generazione di oggi, se ha da un lato perso il riferimento alla Chiesa, ha comunque bisogno di riferimenti certi.
Il prof. Nembrini, vice rettore dell’istituto Sacro Cuore di Milano e missionario in Kazakistan, attraverso il racconto della sua esperienza, desidera dire che è possibile ciò che Giussani afferma nel libro.
E’ possibile perché il cuore dell’uomo desidera il bene. Dio ci ha fatti così, ci ha costituiti come cuore: di fronte al bene l’uomo è sopito e affascinato.
Nel racconto dei momenti vissuti in famiglia, il rapporto con suo padre, con la madre con i nove fratelli, l’incontro con don Giussani, davanti ad una platea attentissima, scaturisce la certezza che è possibile un’educazione se si ha una proposta chiara, una strada, è un amore, un affetto, e questo non può non scavare un desiderio di bene.
“Dio costruisce di più su tutte le strade che ci sembrano più strane, perché fa leva sul cuore, il grande strumento che Dio ha messo in noi” afferma ancora don Eugenio.
L’esperienza missionaria in Kazakistan è stata l’occasione per “scoprire gente che ha il cuore esattamente come il mio”. In un susseguirsi di episodi raccontati risulta evidente quanto il rischio educativo faccia leva su un punto fondamentale: la percezione di bene. L’unica ragione per cui uno decide di cambiare, si pensi anche alle situazione più estreme, è che si sente voluto bene.
Il cuore dell’uomo grida il desiderio di bene
Poter entrare nella realtà non è un sogno, non è compito di gente capace. E’ la certezza che Cristo risponde al cuore. Non c’è limite che possa ostacolare l’incontro con Cristo.
“Non dobbiamo aver timore del nostro sbaglio. E’ una letizia morale, per cui so per cosa vivo. E’ uno sguardo positivo sulla realtà, su di te, perché tu sei l’oggetto di questo amore.
Occorre dar credito al cuore” conclude infine don Eugenio.
Dopo le risposte ad alcune domande del pubblico, la serata è terminata, ormai molto tardi.
Molti si sono fermati con don Eugenio e gli altri relatori, qualcuno ci ha dato la sua disponibilità per l’attività di Portofranco, altri semplicemente sono usciti con il libro sotto il braccio…con la promessa di rivederci tra quindici giorni….il lavoro continua!